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LA TABULA AUREA DI PIETRO DA BERGAMOQ

 

T. Sterli Trento

I. Notizie biografiche.

L’illustre famiglia Maldura o il Mille si Almadura proveniva da Milano e precisamente da un antico castello presso Monza dal quale prese il nome; verso trasferì nel territorio bergamasco dove possedeva ingenti terreni ed esercitava la mercatura.

Il primo di questa discendenza, del quale si banno notizie sicure, fu Martino de la Maldura, signore di Calusco, che nel 1196 viveva in Bergamo e possedeva una casa nel Borgo Canale, il più nobile della città. Si conoscono i nomi di suoi tre figli: Pietro, Bergamino e Ruggiero.

Fra i più illustri cittadini di Bergamo del partito guelfo che nel 1307 sottoscrissero la pace con i Ghibellini, si trova Federico de la Maldura, figlio di Bergamino.

In un documento del 1308 sono nominati quali patrizi di Bergamo i tre figli di Federico di nome Maffeo, Guiscardo ed Alberto. Guiscardo fu Podestà di Como ed Alberto ambasciatore presso Giovanni re di Boemia e di Polonia. Da questo Alberto in linea diretta discende il nostro Pietro.

I Maldura fecero sempre parte del Consiglio Nobile di Bergamo coprendovi all’interno importanti cariche.

Nel 1680 si trapiantarono in Padova dove entrarono presto nel Consiglio Nobile della città; tramite matrimoni entrarono a far parte delle famiglie illustri di Padova e Venezia.

Nel 1693 dal Papa Innocenzo XII furono insigniti della Milizia Aurata e del titolo ereditario di Conti del Sacro Palazzo Lateranense.

Nel 1773 Massimiliano Giuseppe Duca di Baviera, Vicario ed Elettore dell’lmpero, conferiva l’onore ed il titolo ereditario di Conti del Sacro Romano Impero che fu in un secondo tempo riconosciuto anche dalla Repubblica Venera. Il 23 ottobre 1818 Francesco I d’Austria confermava la nobiltà della famiglia e con un rescritto il 15 agosto 1820 conferiva ai suoi discendenti il titolo ereditario di Conti dell’Impero Austriaco.

L’ultimo discendente fu Andrea Maldura, Canonico della Cattedrale di Padova, con il quale la dinastia si spense [1] .

Lo stemma gentilizio dei Maldura è così descritto: "Uno scudo dentro una rota con tre stelle, due di sopra et una di sotto et tutte giale in campo rosso e l’Aquila negra in campo gialo in cima" [2] . Lo stemma venne variato dopo aver ottenuti i nuovi gradi della nobiltà austriaca: l’aquila spiegata si trova ora su sfondo oro, linguata di rosso e coronata d’oro; nella parte inferiore colorata di rosso c’è un muro dello stesso colore e merlato di cinque pezzi, caricato della ruota dorata accompagnata dalle tre stelle, pure dorate: una alla punta dello scudo e due ai lati; lo stemma è poi sormontato dalla corona comitale, sulla quale poggia, in atto di difenderla, un’altra aquila spiegata di nero, linguata di rasso e coronata d’oro. Il tutto è sostenuto da due leoni d’oro affrontati, lampassati di rasso e con le code rivoltate sulla schiena.

 

Pietro Lodovico nacque a Bergamo agli inizi del 1400 [3] da Baldassarre Maldura. La data certa della nascita non è conosciuta ma si presuppone questa dall’indicazione offerta dai padri domenicani Quétif ed Echard nella loro monumentale opera [4] . Entrò ancora giovane nel convento domenicano di santo Stefano in Bergamo venendo a contatto con un ambiente culturale che influenzò profondamente la sua formazione [5] . La biblioteca del convento, avuta in dono dal nobile Alessandro Martinengo, era tra le più famose di allora. Per le doti rivelate, verso la metà del secolo fu inviato al convento di Bologna [6] , famoso centro di studio della dottrina tomista e luogo di fervente vita religiosa appartenente alla Congregazione dei conventi riformati della Lombardia.

Venne ordinato sacerdote il 22 settembre 1459 [7] da Giacomo da Savona vescovo di Ventimiglia e divenne maestro degli studenti nel 1461. Nel capitolo generale del 1465 fu designato come maestro sentenziario per gli anni 1466 e 67; conseguì il magistero il 5 marzo 1471 e da quell’anno rivestì la carica di reggente degli studi fino al 77 [8] .

Quétif ed Echard nominano vari uomini celebri che furono discepoli del Nostro, tra cui due futuri maestri generali dell’Ordine, e due valenti metafisici: Domenico di Fiandra e Paolo da Soncino [9] . Però, mentre secondo recenti studi, il primo nominato sia da togliersi dall’elenco dei discepoli in senso stretto, benché abbia soggiornato a Bologna insieme con Pietro [10] , se ne deve aggiungere un altro ben più famoso, cioè Girolamo Savonarola come ha scoperto l’ultimo grande biografo del frate ferrarese, Roberto Ridolfi [11] . I soprannominati bibliografi ce lo descrivono come "...udisciplinae regularis studiosissimus, paupertatis amans, conversatione suavis et facilis, sermone gravis et sobrius, omnibus intus et extra ob eximiam innocentiam carissimus atque in pretio habitus" [12] .

Non è possibile stabilire con certezza l’anno della morte di Pietro. Donato Carli, storico bergamasco, ascrive la data della morte al 15 ottobre 1470 [13] . I due domenicani Quétif ed Echard indicano come giorno della morte il 15 ottobre 1482 [14] . Questa data non è però da tutti accettata.

Pietro Manriquez, nell’incipit della Tabula Aurea pubblicata a Roma presso Antonio Bladi nel 1571 e da lui curata, così afferma: "(...) cum maxima populi veneratione, sub deuoto deposito sepulti, Anno salutis 1484, (...)" [15] . Anche i1 domenicano A. Touron è dello stesso parere affermando che Pietro "(...) fut couronnée par une mort précieuse, le 15 d’Oetobre 1484" [16] .

Dello stesso parere è un contemporaneo del Maldura, Alberto da Ripalta che nei suoi Annales Placentini all’anno 1484 così scrive: "Eodem anno die 16 Aprilis Veneris sancti ad auroram, sancto adveniente Sabbato, Frater Petrus de Bergamo, maximus in sacra Theologia magister vir mirae sanctitatis, nullis umquam parcens vigiliis et laboribus, spiritum reddidit Altissimo" [17] .

Subito dopo la morte il popolo cominciò a venerarlo e gli eresse un sepolcro presso l’altare di san Tornmaso nella chiesa del convento. Poi i1 14 maggio 1485 i resti furono trasportati sotto l’altare maggiore della basilica di san Giovanni in Canale, annessa al convento dei domenicani. Dietro l’altare esiste ancora una lapide di marmo nero che ricorda l’ubicazione del sepolcro con la seguente scritta: "D.O.M. / Cineres et Ossa / Venerabilis P. F. Petri ab Amaldura Bergomensis / Sacri Ordinis Praedicatorum / hic / in interiori cavo sita / arcula lignea cum authenticis / dabit posteritati".

 

II. Le opere.

Fino alla pubblicazione del Thomas Lexicon dello Schutz [18] , la Tabula Allrea di Pietro da Bergamo fu l’unico strumento esistente per la consultazione delle opere di Tommaso d’ Aquino.

Noi oggi definiremmo la Tabula Aurea come un indice analítico, ossia "reale" cioè per cose o concetti. Il suo uso resta prezioso anche dopo la pubblicazione dell’Index Thomisticus [19]  se non altro perché fornisce suggerimenti di sinonimie, antinomie e correlazioni a coloro che nei testi tomistici cercano il sistema concettuale prima di quello verbale.

L’uso della Tabula è però laborioso: primo, a motivo dei riferimenti alle opere che sono antiquati sia nel loro modo, sia per l’edizione cui si riferiscono; secondo, per la diversa grafia delle parole e per le imperfezioni dell’ordinamento alfabetico (p.es. Christus e Christianus si trovano prima della Z a causa della loro abbreviazione in Xps e Xpanus); terzo, a motivo degli errori di stampa: è per questo che si preferisce consultare l’edizione più antica in quanto presenta meno errori.

L’editio princeps apparve a Bologna 1’11 marzo 1473 pubblicata presso la bottega di Baldassarre Azzoguidi costituita da 268 pagine in-folio. La prima pagina presenta il seguente titolo: "Religiosissimi uiri fratris Petri de bergomo ordinis predicatorum sacre theologie professoris eximii super omnia opera diuini doctoris Thome aquinatis tabula feliciter incipit".

Nelle prime pagine l’Autore si premura di informare il lettore del contenuto della Tabula offrendo l’elenco delle opere maggiori e dei 52 Opuscula di san Tommaso da lui citati.

Seguono tre scritti: il primo è la bolla Laudabilis Deus del 31 agosto 1368 del papa Urbano V inviata all’università di Tolosa a conferma ed approvazione della dottrina tomistica; il secondo è il decreto del vescovo di Parigi, Stefano di Bourret con il quale il 14 febbraio 1325 revocò la condanna delle proposizioni tomistiche fatta dal suo antecessore Stefano Tempier il 7 marzo 1277; il terzo è un breve passo attribuito a papa Innocenzo VI dove si esalta l’ortodossia dell’Aquinate.

Vengono elencate poi 2458 voci, ordinate alfabeticamente, seguite o da frasi desunte dalle opere di Tommaso con il loro riferimento, o solo riferimenti, o solo rimandi ad altre voci.

All’interno della Tabula ci sono anche voci non seguite né da frasi, né da riferimenti, né da rimandi: la ragione di questo fatto non si è potuta determinare. Il colophon così recita: "Anno domini. Mcccclxxiii. die undecimo martii ex officina Baldaseris azoguidi Ciuis Bononiensis. Bononie".

L’opera ebbe molto successo e venne ripubblicata a Basilea nel1478 e nel 1495.

 

A Venezia presso la bottega di Giovanni Rosso il 13 maggio 1497 apparve una nuova edizione di molto aumentata: 424+X in-folio.

La prima pagina contiene il seguente titolo: "Tabula in libros. opuscula. et commentaria diui Thome de Aquino. cum additionibus conclusionum: concordantiis dictorum eius: et sacre scripture autoritatibus".

E’ la stessa Tabula di Pietro da Bergamo, ma la lettera dedicatoria del volume indirizzata a Tommaso Donati patriarca di Venezia (1492-1505) e allievo del Maldura, ci informa che l’opera è stata elaborata ed ha avuto notevoli aggiunte da parte di un altro suo discepolo: Ambrosius Caradi de Alemania.

Quest’ultimo, frate domenicano, fu inviato dopo il capitolo generale di Avignone del 1470 come studente a Bologna e fu ordinato sacerdote in quella città il 25 febbraio 1458 da Giacomo di Savona vescovo di Ventimiglia, quello stesso vescovo che l’anno dopo ordinerà Pietro da Bergamo [20] .

Soggiornò allo studio domenicano di Bologna, prima come studente di teología sotto la reggenza del Maldura che egli designa come "preceptor eximius", poi come "baccelliere sentenziario". Si trasferì a Mantova dove venne nominato inquisitore della città e lì mori nel 1515 [21] .

Ambrogio aumentò da 2458 a 5455 [22] le voci della Tabula aggiungendo altresì a molte di queste un numero considerevole di nuovi riferimenti. P.es.: il lemma Baptismus da 161 viene nella nuova edizione aumentato a 250; il lemma Deus da 255 a 454; il lemma lntellectus da 148 a 303; il lemma Scientia da 86 a 164; il lemma Usura da 15 a 314; il lemma Christus da 160 a 227.

Delle 5455 voci presentí nel Repertorium della Tabula Aurea, 46 non compaiono nel Systema Lemmatum dell’lndex Thomisticus. Queste sono: albalaiareus, alienitas, attaminatio, brodium, cantoria, coaequus, commaternitas, concaptivare, conducticius, conductivus, dearticulatio, distinguibilitas, hermaphroditus, illectio, impalpabilitas, impunitio, inassuetudo, inaudientia, inconvenire, inaequitas, indistractio, infrangibilitas, inhabitabilitas, legitimatio, lentiones, lubrificare, obolectica, pacatio, pausatio, peccabilis, praecessio, praeconsiliatio, praemonitio, praeoccurrere, ratiocinabilis, reintegratio, remutuare, renitentia, ructus, Samnium, Sarad, Scaevola, specificativus, supputatio, surreptio, volitivus.

Tra queste, ratiocinabilis e ructus ci sono nel Repertorium ma non mel testo della Tabula.

Alcune delle voci del Repertorium poi, differiscono da quelle della Tabula a causa di errori di stampa; p.es.: chrisima-chrisma; collosio-collusio; iber-ibex; lucera-lucere...

Ambrogio inoltre, cita più opuscoli di Tommaso. Pietro all’inizio della Tabula ne elenca 52, Ambrogio invece ne elenca 73. Ciò è dovuto ad una nuova edizione degli Opuscula apparsa a Venezia nel 1490 presso Antonio Pizzamano: la maggioranza delle aggiunte di questi era apocrifa. Ambrogio li accettò tutti e alla lista ne aggiunse uno nuovo: il De usuris di Egidio di Lessines che a torto lui attribuiva a Tommaso. Si servirà di questo opuscolo per aumentare i riferimenti della voce Usura da 15 a 314.

Nella sua nuova edizione della Tabula Ambrogio aggiunse annotazioni ai margini per indicare le suddivisioni di argomenti all’intemo di quelle voci che avevano maggior numero di riferimenti. P.es., suddivide la voce Baptismus in: Ioannis, Character, Diffinitio, Forma, Materia, Modus, Necessitas, Agens, Baptizandi, Levatio, Effectus, Sanguinis, Sacramentalia, Pharisaeomm.

Infine, è Ambrogio l’autore della maggioranza dei rimandi presenti nel testo delle voci più importanti.

A Roma nel 1535 apparve una nuova edizione dell’opera, segnalata dal Quétif-Echard [23] , della quale non si conosce che la riedizione del 1539 a Venezia "apud haeredes Lucae Antonii Iuntae Florentini". Quest’ultima presenta nei riferimenti alcune aggiunte ed una nueva veste tipografica: ne è autore i1 domenicano Vincenzo Giachari de Lugo.

 

L’inserimento della Tabula, ormai definita Aurea, nell’edizione completa delle opere di Tommaso, aprì una nuova era per la diffusione del testo.

La serie si apre con l’edizione romana del 1570 conosciuta con il nome di Piana. La Tabula è il primo dei 18 volumi ma deve essere stata pubblicata per ultima perché il frontespizio porta la data del 1571.

Le edizioni posteriori (Venezia 1593 e 1759, Anversa 1612, Parma 1873, Parigi 1880, Roma 1960) derivano da quest’ultima senza apportare praticamente cambiamenti se non nella veste tipografica.

 

A Venezia nel 1476 presso la bottega di Gabriele di Pietro della città di Treviso, Pietro da Bergamo pubblicò un piccolo volume di 62 in-folio dove nel proemio spiega con chiarezza l’utilita di questa nuova opera: "Incipiunt ethimologie id est concordantie conclusionum per reuerendissimum dominum Magistrum petrum de Bergomo precipuum theologie professorem: in quibus angelicus doctor sanctus Thomas de aquino (...) videntur (sic) quandoque secundum superficialem apparentiam sibimet contradicere (...)".

Queste Concordantiae chiamate anche Ethimologiae e, a volte, Antilogiae, sono un elenco di "Dubia".Il dubium consiste nel fatto che vi sono passi in cui Tommaso sembra contraddirsi.

Queste apparenti contraddizioni, già precedentemente segnalate dal Maldura in margine alla primitiva Tabula senza però offrirne la soluzione, vennero in un secondo tempo risolte e raccolte dalla stesso in questa prima edizione: qui i dubia sono suddivisi secondo le opere dell’Aquinate.

Nell’edizione della Tabula del 1497 Ambrogio inserirà tale opera facendone però una nuova redazione: qui i dubia, di molto aumentati di numero e di contenuti, sono disposti in ordine alfabetico. L’opera ne elenca 1222 (in realtá sono 1245 perché alcuni sono suddivisi in A e B).

Alla prima delle espressioni, integrata dai riferimenti alle opere di Tommaso, segue un "Oppositum videtur dicere" o anche molto spesso il solo "Immo" indicante un secondo testo dell’Aquinate contrastante con il precedente. Infine, il "Respondeo dicendum" contiene la chiave dell’accordo o rimanda ad una soluzione segnalata in un precedente dubium.

Rimandi a voci corrispondenti della Tabula Aurea sono riportati a margine di qualcuno dei dubia.

Il testo delle Concordantiae é definitivamente fissato con l’edizione del 1497. Il suo successo sará più limitato di quello della Tabula Aurea.

 

L’Index Auctoritatum è quello che elenca i passi biblici citati da Tommaso nel corso delle sue opere: l’indice non é completo in assoluto, cioè non tutti i luoghi biblici citati dall’Aquinate vi sono registrati.

C’è inoltre da osservare che i riferimenti sono fatti ad un testo della Bibbia latina che non era ancora diviso come nella nostra Vulgata.

Di questo Index la copia più antica a nostra disposizione è quella annessa all’edizione di Ambrogio Coradi della Tabula Aurea pubblicata a Venezia nel 1497: sembra certo che il Coradi non sia il primo autore di tale opera. Infatti, se ne sa solo quanto dice il colophon di questa edizione: "Explicit Tabula cum concordantiis et autoritatibus sacre scripture magistri Petri Bergomensis (...)".

 

L’Indice Generale degli Incunaboli delle Biblioteche d’Italia al vol. IV p. 250, ascrive a Pietro da Bergamo una quarta opera che Th. Kaeppeli e Quétif-­Echard [24] non indicano: la Confessione cavata dall’Antonina: è una tabula di soli quattro fogli riguardante gli scritti del vescovo domenicano sant’Antonino di Firenze, contemporaneo del Maldura.

Quest’opera doveva servire ai confessori: contiene infatti, un elenco di peccati classificati secondo i comandamenti, i vizi capitali, le opere di misericordia e le violazioni ai doveri di alcune categorie professionali.

L’incunabolo conservato presso la Biblioteca Casanatense di Roma è attribuito all’editore bolognese Platone de’Benedetti e datato 1493; l’Hain invece lo attribuisce a Hercule de Nanis, tipografo bolognese. Nelle Appendices del Repertorium Bibliographicum dell’Hain al n. 2823 Reichling indica però come editore Baptista Farfengus, tipografo bresciano; l’edizione ritenuta è ancora del 1493.

L’incipit casì recita: "Confessione cauata de Lantonina per mestro Piero da bergamo fra di sancto dominico de obseruantia. Primo comandamento. Se ha facto contra li vodi (...)".

L’opera fu ripubblicata a Reggio Emilia presso l’editore Rinaldo di Bartolomeo Rossello nel 1498.

 

Pietro da Bergamo curò inoltre, un’edizione del commento di Tommaso alle lettere di san Paolo. L’editio princeps apparve a Bologna nel 1481 presso il tipografo Giovanni Schriber de Annunciata [25] ; l’opera fu ripubblicata a Basilea neI 1495 presso il tipografo Michele Furter [26] .

Così il prologo: "Feliciter incipiunt commentaria clarissimi doctoris angelicique ac communis sancti Thome de aquino ordinis predicatorum super epistolas sanctissimi gentium doctoris pauli apostoli, correcta, emendataque summa cum diligentia ac ingenti solicitudine per me fratrem petmm de bergamo, ordinis fratrum predicatorum sacre pagine minimum professorem. Et primo super epistolam ad romanos".

All’opera segue una tabula alfabetica "facta (...) a quodam fratre ordinis predicatorum conuentus Basiliensis minimo".

Quest’opera è citata dallo Hain come edita a Bologna nel 1481 e a Venezia nel 1496.

 

 

SUMMARY

As an introduction to the study of the Tabula Aurea, the author gives the history of the Maldura family, biographical information on Peter of Bergamo, and the history of the editions of the Tabula Aurea.



Q La Tabula Aurea Di Pietro Da Bergamo. En: Istituto San Tommaso, Studi 1994 (nouva serie - 1); p. 163-171.

[1]  G. MUNARON. Cronografia della famiglia Maldura, Venezia 1890. ID., Memorie storico­letterarie del venerabile Fr. Pietro della Maldura (...), Venezia 1888.

[2] BONGHI, Dei blasoni di Bergamo. n. 29. Codice manoscritto presso la Biblioteca Civica di Bergamo.

[3] Il Munaron, nella sua Cronografia, a p. 28, indica come anno di nascita il 1427. I manoscritti utilizzati come fonte dall’ Autore e conservati presso la Biblioteca Comunale di Bergamo (V. Angelini. Zibaldone d’ alquante famiglie...) sono stati accuratamente esaminati senza trovare traccia della notizia da lui riportata.

[4] "...Meritis demum annisque gravis Placentiae apud nostros decubuit XV oct. MCCCCLXXXII ”. Scriptores Ordinis Praedicatorum, I, Parigi 1719, pp. 863-864.

[5] "(...) ordini se addixit Bergomi, virque evadit non eruditione minus quam innocentia vitae clarissimus, variisque apud suos maxima cum laude sunctus est muneribus, quae praesertim rem spectant literariam". Op. cit., p. 863.

[6] Risulta già a Bologna il 22 gennaio 1452. Cfr. Archivio di Stato, Bologna, Rogiti di Pietro Bruni. Busta 12, n. 2.

[7] C. PIANA, Ricerche su le Univenità di Bologna e di Parma nel secolo XV, Florentiae, 1963, p. 112, nr. 38.

[8]  Cfr. Acta Capitulorum Generalium O.P., III, Roma 1900, pp. 277-299.

[9] "Nam Bononiae studentium magister, tum bacchalaureus, annisque sex solidis a MCCCCLXXl cathedratieus, e superiori loco docuit, discipulosque habuit viros pietate, doctrina, dignitate, titulisque praestantissimos: in quibus accensentur ordinis magistri duo F. Bartholomaeus Comatius et F. Vincentius Bandellus, Burgensis etiam antistes F. Paschalis de la Fuensanta, F. Ambrosius Alemannus, F. Paulus Soncinas, F. Dominicus de Flandria et alii theologi primi nominis", o.c., p. 863.

[10] Cfr. Archivium Fratrum Praedicatorum, Roma 1940, pp. 169-221.

[11] "Durante il corso dei suoi studi teologic, fra Girolamo ebbe a magister regens e lector principalis negli anni 1476 e 1477 Pietro da Bergamo e negli anni 1478 e 1479 Domenico da Perpignano: il primo in ispecie, famoso teologo, autore della notissima Tabula Aurea, dalla scuola del quale uscirono uomini dotti e celebrati; ma il più grande dei suoi discepoli è però proprio Savonarola, di cui finora non si sapeva". R. RlDOLFI, Vita di Girolamo Savonarola, Firenze 1981, p. 17.

[12] Op. cit., p. 863.

[13] D. CARLI. Abbecedario, Manoscritto presso la Biblioteca Comunale di Bergamo, p. 95 v.

[14] Op. cit., p. 863.

[15] Nel Quétif-Echard si trova una protesta contro tale assegnazione e vi si trova affermato: "(...) Ubi notandum editionis Romanae curatorem F. Petrum Manriquez, cum dicit Bergomensem mortuum anno 1484, delusum fuisse ab iconis ejus tumulum biennio tantum ab ejus morte apposita, nam certo Petrus mortuus est anno 1482 ut dictum est supra". Op. cit., p. 864

[16]  A. TOURON, Histoire des hommes illustres de l’ordre de sain Dominique, Paris 1746, III, p. 531.

[17] L. A. MURATORI, Rerum ltalicarum Scriptores, Mediolani 1731, vol. XX, col. 975.

[18] L. SCHUTZ, Thomas Lexicon, Paderbom 1895.

[19] R. BUSA, lndex Thomisticus: Sancti Thomae Aquinatis Operum Omnium Indices et Concordantiae..., Stuttgart 1974.

[20] C. PIANA, Ricerche su le Università di Bologna e di Parma, Roma 1963, p. 138.

[21] J.QUÉTIF- J.ECHARD, Scriptores Ordinis Praedicatorum, II. Parigi 1721. p. 90 b.

[22] Il conto è stato effettuato sul Repertorium posto al termine della Tabula Aurea nell’edizione stampata a Venezia nel 1539; l’edizione del 1497 non possiede alcun Repertorium.

[23] op. Cít., I p. 864a; II p. l09b.

[24] op. cil., pp. 863-864.

[25] Cfr. GoffT-233; Hain-Copinger  *1338

[26] Cfr. Hain-Copinger  *1339

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Última actualización 1 de Noviembre de 2003